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Attività in spazi confinati: quando è necessaria la certificazione del contratto di lavoro?

L’Ispettorato Nazionale del Lavoro chiarisce l’argomento certificazione dei contratti di lavoro per le attività in ambienti confinati o sospetti di inquinamento

 Aggiornamento marzo 2024

Per sciogliere alcuni dubbi: secondo INL debba essere osservata una interpretazione “letterale” dello stesso D.P.R. n. 177/2011 secondo la quale sono oggetto di certificazione ai sensi del Titolo VII, Capo I – recante “Certificazione dei contratti di lavoro” – del D.Lgs. n. 276/2003, esclusivamente i contratti di lavoro c.d. “atipici” e non anche i contratti di lavoro subordinato a tempo indeterminato.


La nota n. 694/2024 dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro, si interessa di alcune indicazioni del Testo Unico sulla Sicurezza (D.Lgs 81/08) e di normative di attuazione in materia di spazi confinati o sospetti di inquinamento.

L’INL innanzitutto riporta i contenuti della DPR n. 177/2011, focalizzandosi sulla qualifica tecnico-professionale delle imprese e dei lavoratori autonomi operanti in ambienti sospetti di inquinamento e negli ambienti confinati, in particolare:

  • L’art. 2 del D.P.R. n. 177/2011 prevede che qualsiasi attività lavorativa possa essere svolta unicamente da imprese o lavoratori autonomi in possesso dei requisiti previsti dallo stesso articolo
  • Le lettere a) e b) art. 2 richiedono un’applicazione rigorosa ed integrale delle norme di sicurezza in materia di valutazione dei rischi, sorveglianza sanitaria ed adozione delle misure di gestione delle emergenze per tutte le tipologie di azienda, compresi i lavoratori autonomi
  • La lettera c) art. 2 definisce che almeno il 30% della forza lavoro deve avere esperienza almeno triennale in lavori in spazi confinati o sospetti di inquinamento, essere “assunta con contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato ovvero anche con altre tipologie contrattuali o di appalto, a condizione, in questa seconda ipotesi, che i relativi contratti siano stati preventivamente certificati ai sensi del Titolo VIII, Capo I, del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276. Tale esperienza deve essere necessariamente in possesso dei lavoratori che svolgono le funzioni di preposto”. La misura del 30% deve intendersi riferita al personale impiegato sulla specifica attività, indipendentemente dal numero complessivo della forza lavoro della stessa azienda.

Riassumendo quanto sopra esposto, nel caso l’impresa decida di utilizzare personale con altre tipologie contrattuali, l’impresa è dovuta a procedere alla certificazione del contratto di lavoro ai sensi del Titolo VIII, Capo I, del D.Lgs. n. 276/2003.

Qualora le attività in spazi confinati siano affidate in appalto, i contratti di lavoro del personale utilizzato dall’appaltatore dovranno essere necessariamente certificati, ma non sarà necessario invece certificare anche il contratto “commerciale” di appalto. Le certificazioni potranno essere utilizzate dall’appaltatore per tutta la durata dei rapporti di lavoro cui si riferiscono, a prescindere che la certificazione sia stata effettuata in occasione di uno specifico appalto.

L’aspetto più interessante è che l’INL precisa anche che, nel caso in cui i lavori in spazi confinati siano svolti in forza di un contratto di appalto, occorrerà “certificare i relativi contratti di lavoro del personale utilizzato dall’appaltatore, ancorché siano contratti di lavoro subordinato a tempo indeterminato”. 

In sostanza quindi, qualora un’impresa operi in spazi confinati con contratto di appalto, dovrà certificare i contratti di tutti i lavoratori impegnati in tali lavori, anche se di tipo a tempo indeterminato.

Per la certificazione dei contratti di lavoro del personale ci si può rivolgere a: Ispettorato del lavoro, Province, Consigli provinciali dell’Ordine dei consulenti del lavoro, Enti bilaterali regionali o provinciali, Università o Fondazioni Universitarie.

INL infine conferma che l’attività istruttoria propria della Commissione dovrà approfondire le tipologie contrattuali dei lavoratori impiegati e della loro esperienza professionale, del possesso del DURC in capo alle imprese, dell’applicazione integrale del CCNL, degli adempimenti compiuti dal committente in relazione alla verifica dell’idoneità tecnico-professionale.

Fonte L’Ispettorato nazionale del lavoro con nota n. 694/2024 e D.P.R. n. 177/201

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